Perché a differenza di Vittorio Zucconi non gioisco della morte di Anis

 

zucconi-tweet

Come in altri momenti post-attentato “largo alle trombe”, chiunque è in diritto di commentare l’accaduto. Mentre in una biblioteca di Parigi redigevo una bozza per il mio dottorato in filosofia, dando un’occhiata alle notizie su twitter, ho letto un commento ripugnante. Vittorio Zucconi, l’intellighenzia della sinistra, giornalista per Repubblica da Washington, ha scritto “Non si dovrebbe mai gioire per una morte, ma qualche volta è lecito fare un’eccezione. Ben fatto, ragazzi”. Ritweet, like, commenti.

Mi sembra che questo commento esprima bene il senso di una “fine”, quella della cultura occidentale di sinistra sotto i colpi della sua stessa ignoranza e debolezza; un fallimento condiviso.

Questo commento mi sconvolge più dell’attentato perpetrato a Berlino da Anis, 24enne di origini tunisine.

Il becero senso di vendetta, l’intolleranza e la mancanza di riflessione dei cosiddetti intellettuali di sinistra contenute in così poche righe uccidono l’intelligenza, come una piaga dolorosa, uccidono la cultura. Ecco che chi si definisce “straniero come tutti”, perché fa molto radical chic, si complimenta per un’uccisione “Bravi, ragazzi”. Insomma per piacere alla sinistra bisogna essere “stranieri” e “bravi”quanto basta per annientare, polverizzare i nemici.

Questo commento è il chiaro sintomo che, se la sinistra è questa, la sinistra non c’è; la sinistra come progetto culturale è fallita e anzi, se queste sono le sue ultime espressioni, il canto del cigno, si può considerare più nociva della destra estrema e populista.

E’ stata pubblicata la sua foto da morto, Anis disteso per terra, il petto scoperto, degli aghi nel braccio, inerte. L’opinione pubblica, ansimando e sbavando come un cane, desiderava vederlo morto. Eccola servita. Può finalmente guardare il corpo del mostro, del male nientificato. Quel corpo mi ha ricordato quello di mio fratello più giovane, 25 anni.

Quando sono state diffuse le prime foto di Anis non ho pensato “che bastardo” come avrà pensato Vittorio Zucconi.

anisSe si osservano attentamente gli occhi di quel volto è possibile provare pena. E’ possibile scorgerne la solitudine, la solitudine di un ragazzo disorientato e quindi fragile. Gli occhi di chi è arrivato in un continente che si chiude a riccio di paura, che si muove secondo ondate di emozione. Accoglienza, rifiuto, rabbia, risentimento, frustrazione, vendetta…emozioni non raccolte nella forma di un progetto culturale, religioso o politico, ma disperse nel quotidiano gioco balordo degli incontri e degli scambi. Un luogo in cui i ragazzi nati sul continente faticano a trovare una strada, delle guide, dei riferimenti, un lavoro, una cultura o una storia di riferimento.

Ho pensato che Anis ha quasi la mia età, che il 22 dicembre avrebbe compiuto 24 anni. Ho pensato alla sua famiglia, alla sua storia di rifugiato. Ho pensato a quanti Zucconi, e a quanti ignoranti intolleranti deve aver incontrato sul suo cammino. Ho pensato alla sua solitudine e alla sua rabbia.

Ho cercato di immaginare come deve essere stato accolto in Italia, e poi in Germania, dove il populismo, e quindi i commenti alla Zucconi, sono la normalità.

Ho guardato Anis steso per terra e non gioisco della sua morte, non lo faccio perché provo compassione per lui come provo compassione per Fabrizia di Lorenzo, anche lei ha solo qualche hanno più di me e anche lei come me ha lasciato l’Italia, nella speranza di trovare occasioni altrove, dove è possibile fondare radici.

Nel suo ultimo tweet cita il film La meglio gioventù “invece qui rimane tutto immobile, uguale, in mano ai dinosauri! @matteorenzi peccato presidente!”.

fabrizia

Le ultime parole virtuali di Fabrizia sono un appello di tristezza rivolto ad adulti assenti, a un presente che non evolve perché in mano a persone assatanate di potere, ai politici che dovrebbero prendersi cura della popolazione, rappresentandola. Prendersi cura offrendo ai giovani opportunità di crescita, e quindi cause e direzioni diverse da quelle di organizzare un attentato.

Sono convinta che Fabrizia, cittadina d’Europa, non avrebbe mai commentato la morte di Anis come ha fatto Vittorio Zucconi. Ma la via per il cambiamento è ancora lunga. E allora forza, forza a tutte le ragazze e i ragazzi come Fabrizia e come Valeria! Verso la libertà!

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