A cosa servono oggi i filosofi

festival-filosofia-2016Chi oggi studia filosofia ha incontrato, lungo il suo percorso di formazione, degli ever-green, delle tappe obbligate a cui ogni filosofo che si rispetti ha dovuto dedicare almeno una pagina delle proprie riflessioni. Questi temi sono la questione ebraica e il giudaismo filosofico; con questo si intende il tentativo di capire la filosofia e alcuni filosofi come Levinas e Derrida, parti integranti del pensiero del ‘900 secondo molti, a partire dal loro essere ebrei o dalla “giudeità”. Oppure, cosa questa diventata di moda grazie all’Agamben snobbato in Italia e adulato in Francia, pensare alla vita dopo Auschwitz, pensare a come è cambiato il concetto di uomo dopo Auschwitz. In questo modo è come se si dichiarasse: “Primo Levi e Pasolini non hanno detto abbastanza, devo aggiungere altro”. Con questa pretesa arrogante si nutre di banalità il presente, con aggettivi che cercano di oltrepassare la ferita che l’umanità si è inflitta con la Seconda Guerra Mondiale. In questo senso, nel senso dell’espiazione e della catarsi, è stato molto più efficace il cinema che da più di 50 anni mette in scena storie e personaggi connessi con l’avvento del nazismo e del fascismo e in due ore è in grado di penetrare la rivoluzione umana che si operata in quel periodo della storia, senza le tergiversazioni intelloidi della filosofia.

Altro must di un filosofo che si sia formato in Europa è la questione etica. Poiché viviamo un’epoca che corre, o piuttosto che scorre, senza limiti, come in un sortilegio d’incoscienza collettiva, la filosofia degli ultimi decenni ha pensato che la propria utilità derivasse dal donare al mondo le proprie riflessioni sull’etica. O meglio che il proprio destino fosse di diventare etica, un destino etico per l’epistemologia.

Etica come modo di costruire il vero e il falso, il bene e il male, di porre i limiti dell’illimitato tecnologico, basandosi su proposte filosofiche per pensare sistemi economici e medici in grado di rispettare l’ambiente, umano prima di tutto.

L’etica si è rivelata l’unico modo in cui la filosofia contemporanea, e i filosofi soprattutto, potessero crearsi un mercato, esporsi come star, come icone, raccontandoci alla radio, in tv, nelle piazze come si configura una vita felice e cosa non stiamo facendo collettivamente per realizzarla. I filosofi hanno coniato mantra mediatici, espressioni originali per entrare nel buffet mediatico.

Pochissimi filosofi osano oggi immolarsi alla causa politica o alla militanza, essendo questa una consuetudine degli anni ’70 ormai desueta in un contesto in cui ogni orizzonte di senso è decretato, disegnato dal capitale privato e dalle imprese e ben poco dalle politiche, dalla decisione politica.

Nessun filosofo sta creando disordine intorno al conflitto in Siria, sul fatto che si faccia una guerra contro l’ISIS, il nemico numero uno dell’Occidente, venuto a prendere il posto di Bin Laden e delle armi chimiche nascoste troppo bene. Nessuno si sta esprimendo per smascherare il teatrino del nulla che si sta recitando con le bagarre tra Hillary e Trump, mentre il mondo è sodomizzato dalle crisi.

Le contestazioni contro l’intervento americano in Vietnam sono cosa morta, un evento storico che studiamo già con stupore e distacco. Come studieremmo le conquiste dell’Impero Romano.

I filosofi non vivono di ricerca per la ricerca e hanno pensato bene di corteggiare le imprese, il capitale privato.

Ecco che nascono la filosofia della comunicazione, l’etica della comunicazione, la semiotica il cui scopo è certo migliorare la conoscenza della costruzione di messaggi misurandone sempre più accuratamente l’efficacia. La filosofia al servizio della tecnica, una tecnica che si è spogliata della politica per realizzarsi totalmente, si direbbe.

D’altronde non c’è più tempo per stare in biblioteca perché anche i filosofi concorrono come tutti gli altri a diventare protagonisti popolari ed effimeri del virtuale gioco balordo degli incontri.

L’eternità può continuare a rimanere specialità del cinema, il cinema d’autore e dei saggi sepolti.

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