250 ragazzi a imparare la politica a Cesenatico

csoqioaweaapc-nRiviera adriatica, 15 settembre. Un bus carico di giovani tra i 18 e i 28 anni è appena sbarcato a Cesenatico. Uno scenario consueto da queste parti, dove la vita notturna attira ogni estate ragazzi da tutta Italia. Questa volta è diverso. I ragazzi sono arrivati da molto lontano, ma non per sballare e addormentarsi sfiniti sulla spiaggia. Sono qui per frequentare una scuola di politica.

Sono arrivata anch’io da Parigi, dove sto scrivendo un dottorando in filosofia all’Ecole Normale Supérieure. Mi sono sempre chiesta come creare un nesso solido e proficuo tra gli studi teorici di filosofia e la realtà che ci circonda. Ho provato ad osservare grazie alla filosofia il divenire del mondo, il mutare delle costruzioni, delle invenzioni, dei legami che permettono agli uomini di stare insieme.

Poche sono le occasioni in cui si possono mettere in pratica gli studi umanistici e la cultura filosofica per cercare domande e risposte alle emergenze del presente. Ho pensato a questa Scuola come ad un’occasione preziosa.

14391026_1734433416822244_6461606133772688530_nL’idea di formarsi alla politica in un periodo di crisi delle istituzioni e della fiducia nelle possibilità di cambiamento promosso dalla politica mi sembra stimolante, una sfida da saper accogliere.

E’ la prima edizione della Summer School, versione estiva della Scuola di politiche fondata da Enrico Letta. Per tre giorni 250 ragazzi assistono a conferenze, talk, dibattiti sul futuro dell’Europa. Appassionati della cosa pubblica, alcuni impegnati in attività politiche, provenienti da diverse facoltà, da economia a fisica, gli studenti hanno deciso di venire ad ascoltare i più grandi professionisti del mondo della politica, del lavoro, del giornalismo.

Nata nel 2015, la scuola è un corso annuale rivolto a 100 ragazzi tra i 18 e i 25 anni che offre lezioni e incontri con esperti internazionali.

14358912_1733835236882062_6910576724761643894_nI tre giorni sono stati introdotti da Emma Bonino, ex commissario europeo e ministro, storico membro dei Radicali, che, con grande lucidità, ci ha raccontato l’Europa dal suo punto di vista, come “la grande incompiuta”. Emma Bonino, che l’8 febbraio in un incontro con il Corriere della Sera, Papa Francesco ha annoverato insieme a Konrad Adenauer e Robert Schuman, tra le grandi personalità dimenticate della storia e del presente.

Bonino ha sottolineato che ci troviamo di fronte ad un bivio, un bivio segnato dalle elezioni a venire in molti paesi. Bisogna scegliere tra la fine del progetto europeo e la vittoria dei nazionalismi, oppure la continuazione per e verso l’Europa. Bonino ha piegato come, nonostante le avvisaglie provenienti da anni dalle guerre in Medio Oriente e nel Corno d’Africa, non si siano mai organizzate serie ed adeguate politiche di accoglienza. Il primo problema è che la politica di integrazione è rimasta di competenza nazionale e non europea, come da Trattato di Lisbona.

14354883_1732513647014221_2998191890219920435_nNella disorganizzazione nazionale siamo così finiti ad appaltare la regolazione dei flussi migratori alla Turchia. A questo punto la crisi dei migranti è più grave di quella finanziaria perché è una crisi di valori, di quello che ci dovrebbe tenere insieme. Una crisi che ha portato, a sorpresa, al muro di Calais in Francia, in una delle più grandi democrazie d’Europa.

Nazionalismi, razzismi, populismi, come avvertiva Hannah Arendt, sono episodi insignificanti, che nella loro banalità rivelano la direzione, il vento che muove l’umanità.

La questione dei migranti è da pensare attraverso dati demografici: in Italia, Spagna, Portogallo e Germania stiamo vivendo un forte calo delle nascite e i non-europei in arrivo sono e saranno indispensabili per le nostre economie.

14316727_1734432856822300_3452998871175163767_nGià oggi interi settori dell’economia italiana funzionano grazie agli immigrati: l’agricoltura, il settore costruzioni, i servizi alla persona per citarne alcuni. Basta andare in una stalla della Brianza per rendersi conto che i lavoratori di origini italiane sono gran pochi.

Un altro punto critico rilevato da Bonino è il Brexit, per cui su una questione che ci riguarda  tutti, che ha un impatto comunitario, si sono interpellati solo gli inglesi.

Difficile non essere d’accordo con queste critiche rivolte alla mala gestione dei problemi europei, ma è altrettanto interessante e chiaro che il progetto europeo va continuato, riformato e migliorato attraverso nuove visioni e propositi collettivi, a lungo termine.

I ragazzi hanno applaudito vigorosamente e hanno incalzato con domande interessanti.

csdkp43waaaddkoPer parlare di progetti e di futuro europeo, la scuola si è aperta anche al mondo dello sport. L’ex allenatore della nazionale di pallavolo Mauro Berruto, con una dinamica presentazione animata da video, ha raccontato che cosa significa fare squadra. Nello sport è più evidente che gli insuccessi e i fallimenti siano un’occasione per conoscere e sfruttare i propri limiti, la politica sportiva è quella di andare avanti insieme nonostante gli ostacoli e le partite perse.

Si sono poi succeduti grandi professionisti come il presidente di IPSOS, Nando Pagnoncelli, che ha incuriosito i ragazzi con la storia e l’importanza dei sondaggi, strumenti di comunicazione e previsione, per comprendere i cambiamenti politici.

L’analisi di Pagnoncelli mi è sembrata forte perché ha offerto oltre ai dati, oltre alla matematica e alle pure quantità (esseri umani come somme di 1+1+1+1 etc.) una visione totale più ampia, una foto antropologica, sociologica e filosofica del momento politico attuale.

Grazie ai sondaggi si capisce come il modello identificativo forte di appartenenza ad un partito sia declinato. La politica costituisce solo un frammento di identità e questo sembra legato anche a una spettacolarizzazione e mediatizzazione della politica. Il politico è diventato un attore mediatico, mentre l’elettore è diventato “pubblico”, che applaude o fischia. Tra attore e pubblico la relazione è effimera, l’attore non rappresenta il pubblico, rappresenta un personaggio di una storia che non ha a che vedere con il pubblico, nella sua passività.

csek2moxgaap05y-jpg-largeAnche le richieste alla politica sono cambiate. Il pragmatismo ha sostituto i valori e il presente prevale sul futuro. Per individuare i bisogni del presente l’importanza delle statistiche è pervasiva: Obama per la sua campagna ha individuato 10.000 segmenti di elettorato lavorando sull’analisi di microbisogni. IPSOS per il Brexit ha lavorato tramite le neuroscienze, affinando gli studi con la misurazione del tempo di risposta alle domande.

Dagli studi statistici di Pagnoncelli emerge con chiarezza la disaffezione degli italiani alla politica. Disaffezione con la quale noi giovani, i decision makers del futuro dovremo fare i conti quando dovremo amministrare le risorse politico-economiche.

Noi ragazzi abbiamo intuito le difficoltà dovute allo scollamento tra elettorato, tra cittadini e rappresentanti democratici, ma non ci lasciamo scoraggiare e proviamo a lavorare per costruire un’alternativa.

Ascoltare le ragioni di chi partecipa, è stato utile per capire una generazione pronta a impegnarsi in politica.

Francesco Stassi, 23 anni, studente di ingegneria matematica al Politecnico di Milano, alla domanda “perchè hai partecipato?” ha risposto “molti giovani sono convinti che il mondo della politica sia un mondo marcio, sporco..quindi tendono a stargli lontano. Anch’io rientravo in quella maggioranza, ma ho capito che, non impegnandoci in politica, cskoo4owaaam05ocontinueremo a lasciare ad altri il potere di prendere decisioni che ci riguardano e che possono non piacerci. Se qualcosa non ci piace, non dobbiamo aspettare che sia qualcun altro a cambiarla al posto nostro, ma dobbiamo impegnarci NOI per fare qualcosa. Questa scuola mi ha dato la possibilità di avvicinarmi al mondo della politica”. Il suo primo progetto da politico? “Sicuramente investirei sui giovani, sulla loro formazione e sulla loro educazione alla “bellezza”. Sono sempre più convinto che la scuola sia alla base di una buona società, quindi punterei tantissimo sull’istruzione. Sono anche sempre più convinto che, come diceva Peppino Impastato, “se si insegnasse la bellezza alla gente, le si fornirebbe un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”: la bellezza è l’arma più potente che abbiamo contro l’abitudine e la rassegnazione, ha la capacità di mantenere sempre vivi la curiosità e lo stupore!”.

Angelo Casano, 24 anni, studente di medicina e chirurgia all’Università degli Studi di Palermo, ha deciso di partecipare perché “è un’occasione per parlare di Europa e sono convinto che l’Europa sia davvero il futuro e un bene, un valore da proteggere, al quale vorrei poter dare il mio piccolo contributo”.

Federico Capoani, 23 anni, studia fisica teorica all’Università di Bologna, è impegnato da sei anni in attività politica. Cosa farebbe per prima cosa se diventasse politico? “Non credo di avere una risposta e la scuola di certo non mi ha aiutato a trovarla. A volte sembra troppo facile dire «farò questo» «farò quello» quando la realtà è molto, molto più complessa. La Scuola ci ha insegnato quanto i nostri tempi siano complicati, e quanto le risposte semplici siano inadeguate”.

I ragazzi hanno avuto il privilegio di potersi confrontare direttamente anche con noti giornalisti come Federico Fubini, vicedirettore ad personam al Corriere, Marco Damilano, vicedirettore dell’Espresso, Ferruccio de Bortoli, presidente di Longanesi.
I giornalisti hanno messo chiarezza sulle criticità di questo tempo, le complessità economiche e politiche, le responsabilità dei media. Un invito agli studenti ad amministrare meglio le difficoltà!

Dal giornalismo alle risorse umane (con gli interventi delle HR di Poste Italiane, Pirelli etc.), i professionisti intervenuti hanno stimolato le riflessioni e le domande dei ragazzi, in un aperto dialogo. Come si fa ad entrare in azienda? Come si valorizzano i talenti dei lavoratori?

csingp2wyaa8t9-jpg-largeMolte conferenze si sono svolte sulla spiaggia, presso i bagni di Cesenatico, in un clima informale che ha favorito lo scambio con i ragazzi, liberi da timori e non soggetti a giudizi accademici.

I famosi “millennials” accusati di cinguettare troppo volentieri e di affidare le proprie opinioni ai social, hanno dimostrato di sapersi esprimere con intelligenza e curiosità. Le loro domande hanno saputo andare a fondo di questioni giuridiche, politiche, economiche.
L’evento ha beneficiato del carattere sperimentale, di prova, di lancio e ha riscosso un grande successo di partecipazione.

14433177_1734433083488944_7938801863802091039_nOra la scuola prenderà avvio e 100 nuovi ragazzi seguiranno i corsi in giro per l’Europa.

Nel suo discorso finale Enrico Letta ha salutato i ragazzi esortandoli a un compito: ritrovare l’autenticità per salvare la politica perduta.

Hanno accettato la sfida. Ce la faranno?

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