Roland Garros. Il tennis visto da una filosofa

 

A Parigi ogni settimana accade qualcosa di interessante. In attesa di un’estate che non arriva mai, si susseguono manifestazioni, mostre, festival, inondazioni, proiezioni, atelier d’arte, musei aperti di notte, corsi di tango. Per chi è appassionato di cinema, musica, arte la città è uno spasso e un labirinto. E’ sempre il momento di prenotare un biglietto online!

Il mio rapporto con lo sport è legato soprattutto alle onde sonore e alle notizie degli scandali miliardari che investono il mondo del pallone.

Quando ci sono partite di calcio importanti nei pressi dello stadio di Boulogne, alle porte di Parigi, i marciapiedi si riempiono di auto multate, il traffico va in tilt, per le strade appaiono gruppi di uomini festanti con le facce più grosse del solito, dall’aria concentrata, dal passo rapido e diretto, spesso impugnano una birra come fosse una clava. Se ci si trova lontani dallo stadio in occasione di una super partita, un vento di grida rare e disordinate giunge dalla finestra di casa. E’ l’umanità del goal, dall’entusiasmo contagioso.

L’ultima volta che ho sentito parlare di tennis è stato quando Maria Sharapova, la stranota e bellissima campionessa russa, ha confessato pubblicamente di aver assunto sostanze dopanti e nel giro di 24 ore è stata lasciata a piedi dai maggiori sponsor mondiali, vedi Nike. Non so perché ma quel nome del tennis mi ha sempre suscitato una certa curiosità e stima. Vedevo in lei un’eroina, un’icona della determinazione e della fatica che caratterizzano un certo mondo femminile. La dimostrazione che si possono mostrare belle cosce sode senza dover sculettare. Ma sudando e conducendo uno stile di vita “sano”.

Mi sono immaginata che per correre a recuperare palline gialle con una racchetta su una superficie geometrica non fosse necessario drogarsi. Ma si vede che l’allenamento, le insalate e i succhi biologici non bastano più a nessuno.

Ho già incontrato tracce di tennis. Qualche tempo fa un noto tennista faceva la pubblicità TV per un rasoio da barba. Colpiva forte una pallina e subito dopo si rasava, effettuava una rasatura perfetta, a più lame. Come è noto la barba lunga sta meglio a uno spaccalegna che a un tennista. Ed è ovvio che per un tennista è fondamentale mantenere una pelle liscia per avere meno attrito e bucare l’aria tra una pallina e l’altra!

Un amico mi ha proposto di accompagnarlo ad assistere al torneo di tennis più noto in Europa insieme a Wimbledon (così mi ha detto), Roland Garros. Ogni anno si svolge alle porte di Parigi. Suo fratello, che seguirà l’evento per un giornale francese, ha due ingressi gratuiti per i campi secondari (sono quelli in cui non passano le star del tennis più conosciute vedi Williams, Novak, Djokovic etc.)

Sapevo dell’esistenza del torneo, ma non gli ho mai prestato troppa attenzione. D’altronde lo sport mi interessa poco e se mi interessa è il basket o il rugby. Il tennis non mi fa vibrare di entusiasmo e per di più ne conosco poco le regole. Potrebbe anche essere che non le conosca del tutto. Ci devo aver giocato un paio di volte da piccola e la mia memoria le confonde con quelle del ping-pong.

Mi incuriosisce assistere ad una partita di tennis nel contesto di un mega torneo internazionale. Ho scoperto che Roland Garros è uno dei 4 tornei del Grande Slam, che significa i 4 più noti tornei di tennis più difficili al mondo, a cui si aggiungono Australian Open, Wimbledon, US Open. Se li vicini tutti e quattro nel corso di uno stesso anno diventi una vera divinità del tennis, venerata creatura dell’Empireo…..e la tua rasatura è sicuramente perfetta.

Voglio capire di più. Voglio avvicinarmi al segreto della pallina gialla!

Decido di accompagnare il mio amico. Pronti via. Giacca a vento e sciarpa (sì perché durante il match si sta seduti e fermi al freddo parigino, per un tempo indefinito…ah sì i match non hanno limiti pare). Ci ritroviamo alla fermata Porte d’Auteuil martedì 24 maggio. L’amico mi avverte che siamo agli inizi del torneo.

Bene quindi non faremo grandi code?? Quello che mi blocca degli eventi di massa, tornei e concerti, sono le code. Non mi aiutano a sviluppare l’eccitazione, ma piuttosto a riflettere a possibili  vie di fuga.

Non so ancora né chi né cosa vedremo esattamente.

Alla fermata della metro incrocio persone del futuro pubblico del torneo. E’ un pubblico misto, dai 25 anni in su. E’ mattina e molti di loro hanno preso un giorno di ferie dal lavoro per assistere al torneo. C’è della motivazione nell’aria. Grande stima. Questo è quello che mi appassiona degli eventi di massa. Queste persone non hanno chiesto un permesso lavorativo per andare al matrimonio o alla laurea del figlio, eventi molto personali, questi appassionati arrivano da lontano per assistere all’incontro annuale più importante del loro sport preferito. C’è della grazia in tutto questo, non saprei dire perché. Mi sembra che l’individualismo famigliare si trasformi, assuma le forme di un rito più ampio.

Intravedo già lunghe code, gente ordinata in fila a due a due. La zona del torneo è completamente recintata e circondata da poliziotti. In Francia lo stato d’urgenza si prolunga e dove c’è massa spesso c’è sport e quindi….meglio proteggersi.

Ci sono ingressi L, O, K, B….il frullato alfabetico ci conduce alla porta L. Superiamo diversi controlli, apri la giacca, mostra il fondo dello zaino, solleva i 7 panini al prosciutto e maionese che ti sei portata da casa perché tanto una bottiglietta d’acqua là dentro costerà 5 euro.

Superata la routine del “facciamo finta che grazie ai controlli potremo evitare un nuovo attacco terroristico”, le code avanzano rapide. Le persone sono rispettose. Stupore e piacere del rispetto.

Entriamo e mi sembra di essere in un Luna Park dalle attrazioni nascoste. C’è molta gente e i campi sono disseminati ovunque ma non si può vedere chi ci gioca dall’esterno, si può entrare nel campo preferito e uscire quando si vuole. Ci sono stand dove si possono comprare gadget e gelati e hot dog, un’isola di piacere!

Il mio amico decide che è giusto assistere al match tra un australiano e un americano, gli italiani sono nel pomeriggio. Let’s go! John Millman (1m83) contro John Isner (2m06).

Dopo una breve coda, eccoci sugli spalti. Il match è già iniziato! Inizio a chiedere spiegazioni, ma l’amico mi zittisce subito. Durante il gioco è proibito parlare, mi dice. Oddio che sofferenza! Per me non è possibile, sono troppo eccitata e ho voglia di commentare e chiedere tutto! Non ho mai assistito ad un match in cui bisogna stare zitti….le zone silenzio per me sono i cimiteri, le chiese, le sale d’attesa. E poi non capisco perché con un colpo giusto si ottengono 15 punti anziché 1?

Decido di non disperare e osservo in silenzio.

In effetti c’è una una grande concentrazione nel campo e sugli spalti. Credo di non aver mai conosciuto quest’atmosfera prima. Non sapevo che sport e silenzio potessero andare insieme! Che meraviglia! Una messa muscolare! Un agone eucaristico! Sono estasiata da questa scoperta.

Guardo i giocatori muoversi nel campo, osservo i movimenti delle loro gambe e delle loro braccia. I loro gesti sono eleganti. Il momento meraviglia è la prima battuta. Molti giocatori compiono una specie di rituale poco prima di battere la pallina. C’è un buon sapore di umanità in questi rituali. Un tennista romano, visto nei match del pomeriggio, tale Paolo Lorenzi, parla con la pallina, le dice “Vai!” e poi batte forte.

I primi due avversari, John e John, combattono fino alla fine. Porta a casa il match il gigante americano Isner. Era quasi scontato non ci potesse essere giustizia. Millman ha provato in tutti i modi a spuntarla. Quando colpisce la pallina emette un urlo che proviene dal basso, si carica di energia e si scarica dalla bocca come un rugbista neozelandese.

(in queste foto momenti di grazia con John Millman, John Isner, Fabio Fognini, Paolo Lorenzi e un mix di vichinghe)

Nel pomeriggio ci siamo spostati in un altro campo alla ricerca dei giocatori italiani. Fabio Fognini pare sia molto noto anche oltralpe. La sua notorietà è legata molto agli show che fa durante i match. Quando sbaglia, si arrabbia e quando si arrabbia lancia la racchetta e le palline ovunque e se gli va sbraita contro l’arbitro. Un lord insomma. Un lord in borghese.

Questo esercizio di narcisismo e folklore italico in generale non mi attira molto, mentre mi accorgo dalla coda per accedere al campo del match che il nostro Fabio attira un sacco di pubblico straniero.

Dopo una lunghissima coda mi siedo su una delle quattro file di gradini di pietra fredda. Originario di Sanremo, Fognini non è molto alto, abbronzato porta una leggera barba e una bandana sulla fronte…si sente molto Rambo, penso. Il match è già avanzato e Fognini è in evidente svantaggio. Ma non basta. Arriva il momento tanto atteso dal pubblico, lo sclero. Attenzione…attenzione…sta per arrivare, movimenti rapidi della testa, no…no…no…ed ecco! Il lancio della racchetta!! Mi sembra di assistere ad una performance di teatro contemporaneo. Della gente seduta aspetta che un uomo lanci una racchetta per terra in preda alla rabbia (o che gli faccia pipì addosso). Gesto scenico, gesto astratto, rifiuto dell’ordine, disturbo delle regole del palco, il regista voleva esprimere la rabbia cosmica..applausi. O a genitori che hanno deciso che loro figlio sarà un bambino Montessori.

Il match è un disastro perché Fognini ha deciso di mollare e tutto quello che segue è molto scontato. Dall’altra parte dei gradini si può accedere ad un altro campo dove si esibisce Paolo Lorenzi, giocatore romano, 34 anni; il suo carattere latino si intuisce da una striscia di colore viola che gli copre il polpaccio. Sacré Paolo! Direbbero qui. E’ deciso a combattere contro un giocatore argentino, taglie simili. Lorenzi è decisamente più umile di Fognini e meno istintivo. Qualche suo colpo interessante mi appassiona, ma capisco che i migliori match sono stati quelli del mattino.

Subito dopo assisto a uno scontro femminile. Giovani tenniste dell’Est Europa prendono il posto di Fognini e avversario. E’ vero non hanno le stesse “scosse e inventive” dei giocatori maschi visti finora, ma hanno una sicurezza, una tecnica e un rigore piuttosto magnetici. Non hanno i muscoli delle Williams, perciò non giocano d’urto, provano strategie d’uccello. Uno spettacolo meraviglioso.

Si è fatto tardi ed è ora di lasciare il campo. Ho osservato i guardalinee, i giovanissimi raccattapalle, gli sponsor, gli abiti dei giocatori, gli arbitri, i video proiettati.

C’è una coerenza tra pubblico e scenografia. Più silenzioso e contenuto del calcio, mi sembra uno sport molto tattico che richiede una necessaria eleganza di scena.

Credo parteciperò ad altri match. Voglio avvicinarmi al tennis. Continuerò ad osservare per capire da dove nasce l’amore umano per la palla.

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Sempre alla ricerca della bellezza
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3 Responses to Roland Garros. Il tennis visto da una filosofa

  1. M2 says:

    Io ci giocavo e ti invito certamente a provarlo, se vuoi veramente avvicinarti. Ti offro uno spunto: è uno dei pochi sport, il principale in effetti, che consente il confronto uno contro uno, faccia a faccia, senza il contatto fisico con. l’avversario. Non è sublimazione pura come gli scacchi, nè primitività come le arti marziali full contact

    • gracekant says:

      Interessante la questione della distanza. Potrebbe prendere dimensioni maggiori. Come se per mantenere in vita la civiltà di cui siamo figli, perché non declini nella volgarità e nell’assenza di limiti, fosse indispensabile uno spazio, la distanza fra due punti.
      La tensione che si crea tra i due giocatori è indispensabile. E’ tensione fisica senza contatto, necessaria per sviluppare strategie diverse dall’aggressione violenta, necessaria per rinnovare ogni volta, di nuovo il desiderio di vincere l’avversario senza poterlo aggredire. La legge.
      Il tennis come intermediario tra gli scacchi e le arti marziali. L’antropologia tra la filosofia e la religione.

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