Zuckerberg corteggia la Cina, un pressing insistente

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(trad. Anna Bonalume, “Zuckerberg courts China by stressing perseverance” di Owen Guo, The International New York Times, 27.10.15)

Mark Zuckerberg sa come corteggiare gli utenti cinesi: durante un discorso fatto  all’Università di Tsinghua a Pechino nel weekend, ha riempito di complimenti la storia della nazione e la tradizionale saggezza cinese.

Ricordando che la Cina è una nazione storicamente conosciuta per l’innovazione, Zuckerberg, proprietario e manager di Facebook, si è rivolto agli studenti con un pesante accento in cinese mandarino e ha condiviso la già nota storia di come ha creato la propria azienda al campus dell’Università di Harvard.

Che Zuckerberg parli mandarino non è una novità. Il suo discorso ha evidenziato l’impazienza di Facebook di espandersi in Cina, dove rimane per il momento bloccato. Zuckerberg ha detto al pubblico di Tsinghua che la sua compagnia ha già superato ogni dubbio sulla sua espansione a livello internazionale.

“Alcune persone dicono “magari funziona negli USA, ma non all’estero”” ha detto. “Ma noi perseveriamo e ci espandiamo a livello internazionale”. Zuckerberg ha attributo il successo della compagnia alla sua strategia di mettere prima le persone, aggiungendo che compagnie cinesi come Alibaba e Xiaomi stanno facendo la stessa cosa.

“C’erano così tanti siti su internet, e si poteva trovare quasi tutto – notizie, musica, libri, cose da comprare – ma non c’era nessun servizio che ci aiutasse a trovare la cosa più importante della nostra vita: le persone” ha detto parlando della creazione di Facebook nel 2004.

Compagnie internet come Facebook, Twitter e Youtube sono bloccate in Cina dal 2009. Tutte e tre non vedono l’ora di fare successo nel paese più popolato del mondo, che ha visto un aumento del numero di internauti nonostante la diffusione della censura.

Ha aggiunto che un miliardo – la popolazione della Cina- è solo “un numero”, e che la reale ambizione dell’azienda è connettere tutte le persone della terra.

“C’è un un buon detto cinese, che afferma che se uno lavora duramente può far passare una barra di ferro per la cruna di un ago” e ha aggiunto “Se continui a lavorare duro, cambierai il mondo”.

Sicuramente Zuckerberg ha lavorato sodo per raffinare il suo cinese. Qiao Mu, un professore di comunicazione dell’Università di studi internazionali di Pechino, ha affermato che la scelta della lingua del patron di Facebook è una mossa strategica.

“Ha scelto di proposito il cinese mandarino in modo da trasmettere un’immagine più “alla mano” ai giovani internauti cinesi”, ha detto Qiao.

All’Università di Tsinghua l’anno scorso al momento del question time, Zuckerberg ha provocato un’onda di commenti online dopo aver parlato cinese con gli studenti. Mentre alcuni hanno scherzato sul suo forte accento, altri hanno applaudito la sua determinazione nell’imparare la lingua.

Più recentemente, mentre socializzava a Seattle con il presidente cinese Xi Jinping, Zuckerberg ha colto l’occasione per parlargli in cinese. Si dice che abbia chiesto a Xi di pensare ad un nome per il suo prossimo figlio.

Molti dei commenti sul discorso di Zuckerberg su Facebook, su cui ha postato il video delle  sue battute, sono stati positivi. Meno osservazioni sulle profonde implicazioni del discorso invece.

Introdurre i prodotti dell’azienda e servirli in Cina significa che Facebook dovrà cooperare in qualche modo con il governo cinese o un partner cinese del governo per censurare quello che gli utenti postano.

Le autorità cinesi non hanno ancora commentato il discorso di Zuckerberg. Ma la scelta di venire a Tsinghua, un’università di stato spesso chiamata il MIT della Cina, pone la filosofia di Facebook di fronte ad un pubblico diverso, che non ha il potere di cambiare le regole.

“In fondo penso che il discorso di Mark Zuckerberg abbia poca sostanza” ha affermato Qiao. “Facebook è ancora bloccato in Cina, e se decidesse di entrare nel paese un giorno, sarà  difficile per la compagnia scavalcare la censura. Il suo discorso non porterà nessun cambiamento sostanziale”.

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