Insipidi come l’acqua

Conoscete autori a cui si potrebbero dedicare le stesse parole, oggi? Queste brevi righe rivelano l’essenza del cambiamento d’epoca.

Ecco la presentazione perfetta che solo un vero amico potrebbe scrivere. Non ho mai letto una descrizione così lucida e ricca: in poche righe intuiamo il profilo di un filosofo di valore e l’idea di quali siano le caratteristiche guida per riconoscere un grande pensatore e uno scrittore capace e chiaro.

Il filosofo, scrittore e poeta italiano Giovanni Papini (Firenze 1881-1956) descrive in una prefazione l’amico e collega Mario Calderoni (Ferrara, 1879- 1914).

“Mario Calderoni non fu improvvisatore di saggi potabili e insipidi come l’acqua, né un architetto platonico di sistemi morganici. Provava una gran difficoltà a scrivere, era quel che si dice, melensamente, uno stitico. Ma questa sua difficoltà non derivava soltanto da una specie di malattia spirituale che gli rendesse faticosa la scoperta dell’espressione definitiva del suo pensiero, ma proveniva sopratutto dalla qualità stessa del suo pensiero. Il quale, educato alla disciplina dei logici e degli psicologi inglesi, e perfezionato dalla quotidiana arrotatura con quello di Vailati, consisteva sopratutto in una santa paura di pensar male, di cascare nelle tagliole dei sofismi, d’invischiarsi negli equivoci delle false distinzioni o di svenire sulle troppo fragili cime delle intempestive unità.

Egli ha scritto di psicologia e di morale, di filosofia del diritto e di economia politica, e dappertutto ha saputo raddrizzar qualche errore o prolungare qualche teoria o applicar qualche principio o risolvere in maniera personale qualche problema, ma la vera, la profonda, la non comune originalità, dell’opera sua consiste nell’ossessione del rigore, dell’esattezza, dell’onestà mentale spinta quasi al raffinamento della mania. Non tutti quelli che pensano e scrivono sono per l’appunto le persone più capaci di pensare con tutte le precauzioni e ostinazioni necessarie, e di scrivere con quella scrupolosa e attenta precisione che può sembrare persino il suo opposto, cioè oscurità. I più si contentano di pensare alla buona, sulla falsariga di questo o di quello, senza mai esaminare con diffidente severità i termini che tutti impiegano e le proposizioni che tutti ammettono. I più sono abituati a scriver giù come viene viene – e non eccettuo parecchi filosofi più famosi del nostro Calderoni – in modo approssimativo colle formule che si vuotano giorno per giorno a forza di rimandarsele da uno all’altro come i palloni.

M. Calderoni – G. Vailati, Il pragmatismo,   a cura di G. Papini, Ed. Carabba

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