Femminilità

Un viaggio verso Milano. Ottava carrozza del super treno, la Freccia, la Freccia del paradosso. Partire alle 7 di mattina di un sabato qualunque è un privilegio. Anche qui, tra poltrone standard, si respira aria di tranquillità, di quella tranquillità che pare un miraggio, uno status riservato agli abitatori di  invalicabili zone business silenzio.

Noi gente media e senza affari da concludere o da raggiungere, chiacchieroni e rumorosi, oggi viaggiamo in carrozza tranquillità standard.

Con questa tranquillità si possono osservare gli altri passeggeri in modo diverso. Non come ingombranti ostacoli alla propria distensione, ma come risorse di riflessioni casuale e sparsa. Nella carrozza si diffonde profumo di caffè. Vedo passare due donne. Una madre e una figlia determinate. Particolarmente alte e snelle. Entrambe abbigliate in modo casual-elegante. Le osservo attraversare il corridoio in fila indiana a passo svelto. Le guardo e mi chiedo: cosa significa essere femminili?

La madre, capelli neri e ricci, ben curati, indossa pantaloni neri vagamente lucidi e opachi, credo siano stati di moda. La figlia un maglione nero a pois colorati. Dal maglione della madre sporge una maglietta chiara con vaghi accenni di pizzo. E’ quel lucido dei pantaloni che mi stimola a riflettere.

Cosa rende una donna femminile?

A volte, di rado, mi ritrovo a frugare in negozi d’abbigliamento per donne. Le magliette sono riempite di enormi scritte dai significati ambigui stile “falsa brava ragazza”, ci sono fantasie a pois, tessuti lucidi, pizzi, spacchi, jeans troppo stretti, colori rosa pastello, pezzi di tessuto con attaccata una scollatura, tacchi di velluto, ganci d’oro, camicie a sottili righe fitte bianche e blu, abiti accollatissimi anni ’50. Le scarpe ordinarie e composte ci sono, e si trovano in negozi alternativi chic, scarpe ordinarie, a prima vista paiono il concetto della scarpa, assomigliano allo schizzo che un bambino con sicurezza disegnerebbe per illustrare le scarpe. Una volta afferrate si scopre un inserto colorato o una trovata geniale perché le stringhe si astengano dall’ordinarietà del contesto. Questo particolare attribuisce il carattere chic alla “semplice scarpa”.

In tutto questo mare di variazioni al tema moda da donna come si ricostruisce il senso della femminilità? La moda assorbe la femminilità o si lascia trascendere?

Ad un certo punto della vita, spesso dopo l’università, al momento dell’ingresso nel mondo sociale e della vita lavorativa, una donna si ritrova a dover “prendere parte”. Incontra la “comunità delle donne adulte”. Una comunità diversificata, ma con uno stile. Uno stile che potremmo definire “femminilità”. Le donne compiono riti per affermarla. In questo modo si sentiranno appetibili, cercheranno di piacersi e di piacere e volteranno le spalle alla casualità e alla spontaneità che le ha accompagnate durante gli studi.

La comunità si riconosce in gesti e oggetti diversi, ma condivisi. La donna avvia l’utilizzo di cosmetici, abiti attillati, trucchi, cure estetiche, si cambiano gli accessori borse, gioielli, si sbirciano riviste di moda, si va dal parrucchiere perché l’aspetto della testa inizia ad esistere, si abbandona o si limita lo shopping da H&M, si dà un’occhiata a ZARA. Si guardano le altre donne e nascono i primi commenti sulla femminilità delle “altre”.

La femminilità è un comportamento e un modo di pensare. C’è un modo femminile di muovere le mani, di curvare la schiena, di pettinarsi, di sfogliare il giornale, di mangiare, di accendere il computer, di correre, di appoggiare i piedi a terra, di reagire alle provocazioni del contesto.

Nonostante si possano fare esempi degli aspetti del femminile, questa parola rimane per me un mistero, un termine affascinante per cercare di raggiungere qualcosa di effimero e nello stesso tempo sostanziale e concreto, di cui possono intuirsi i segni nel mondo, ma non l’essenza. E’ qualcosa che ha a che vedere con la poesia e dunque sfugge a categorie e linguaggio ordinario, a meccanismi di ragionamento consueti, a descrizioni logiche. Eppure la femminilità in una stanza fa la differenza.

La figura della femminilità può avvicinarsi a quella della grazia. Oggi la grazia è rara, oggi è un tempo in cui la grazia si nasconde o manca, forse ci sono troppi dati veloci, forse non c’è tempo. O forse è sempre stato così.

I film di Bergman raccontano le donne. Donne che un’alchimia di grazia, intelligenza e femminilità rende Dee irraggiungibili, luogo ameno di ammirazione della natura, spazio sacro della bellezza. I discorsi e le pene delle donne di Bergman, in simbiosi con le loro fronti spaziose, i loro sguardi concentrati sull’infinito e la propria tragedia, nell’intensità delle loro relazioni con altre donne, dispiegano un universo concreto e sublime.

Anche il recente film israeliano “Il processo di Viviane Ansalem” è un capolavoro in questo senso. Rivela la guerra che abita la donna, la guerra per la bellezza di cui la donna è portatrice. La protagonista del film chiede il divorzio da tre anni, ma il marito Elihayu ha sempre rifiutato di andare alle convocazioni del tribunale. In Israele il tribunale rabbinico è la sola autorità giudiziaria competente in tema di divorzio. Perché questo sia accettato occorre il consenso totale e assoluto del marito, a cui il destino della moglie è indissolubilmente legato. Quando il marito decide di presentarsi al processo, questo le impedisce di iniziare una nuova vita. Il processo diviene estenuante, Viviane continua a lottare per la propria libertà con la forza della ragione. Intraprende l’unica via per lei consentita dalla legge, sostiene se stessa e le proprie ragioni, chiede aiuto alle donne testimoni a lei vicine, si abbandona ad un pianto di sconforto, mai risolutivo.

Viviane è la femminilità in azione, un’azione complessa volta a rendere la propria vita una scelta. La femminilità è l’intelligenza del dialogo con le istituzioni, con il sesso maschile, con un’altra religione, è il talento della complessità e la capacità di rendere sensuale e intensa la tragedia del vivere.

Che cos’è la femminilità?

Sono arrivata a destinazione. Il treno è fermo. Non mi darò pace finché non avrò cercato di rispondere a questa domanda. Non mi lascerò distrarre.

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Sempre alla ricerca della bellezza
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2 Responses to Femminilità

  1. Daria Guatteri says:

    “La seduzione che le donne offrono agli uomini è esattamente la seduzione che Capo Hatteras offre ai naviganti: sono entrambi estremamente pericolosi e quindi enormemente affascinanti. All’uomo medio, condannato a qualche fatica banale per tutta la sua vita, offrono l’unico grande pericolo che mai potrà incontrare. Toglili di torno, e la sua esistenza sarebbe più piatta e sicura di quella di una mucca al pascolo” Henry Louis Mencken giornalista americano del secolo scorso

    “Non si nasce donne: si diventa.” Simone de Beauvoir

    “Ciò che più è bello in molti uomini virili è qualcosa di femminile; ciò che più è bello nelle donne con femminilità è qualcosa di mascolino.” Susan Sontag

    “La femminilità è un apprendistato. E l’età del suo sviluppo è intorno ai 40 anni.” Eliette Abécassis scrittrice francese 46anni
    ———————————————–
    Femminilità è quel certo non so che, quel fascino che quasi tutte le donne, non necessariamente di perfetta bellezza, esercitano sugli altri
    E ognuna possiede una fascinazione diversa: qualcuna ha una determinazione, un piglio, una forza potente e delicata al tempo stesso (Katherine Hepburn) , altre hanno una malinconia, uno sguardo dolce, un garbo, un’ingenuità…..fossero anche prostitute (Holly di colazione da Tiffany/Audrey Hepburn), altre sono icone della sensualità (Marilyn Monroe in qualsiasi suo film, Gina Lolobrigida nei vari “Pane amore e….”), e così via…
    Io ricordo come fosse ieri la commessa del supermercato interno al villaggio Cap Esterel di Pierre et Vacance: Rose, una donna formosa, ma con delle gambette agili, con capelli neri molto lisci, senegalese; aveva un modo di muoversi, di sorridere, di atteggiarsi….come se fosse la regina del mondo, felice, e come se volsse regalare un pezzetto della sua serenità al mondo, agli altri. Tutti facevano volentieri la fila alla cassa! E vederla camminare per i vialetti ordinati di Cap Esterel era uno spettacolo: superba! un incedere da creatura del paradiso, con questa gioia soffusa, la falcata elegante…. e in realtà bella, ma lontanissima dalla perfezione
    Ogni donna esprime la sua femminilità, oppure un misto di mascolinità/femminilità, in un modo particolare e unico
    Altro non so

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