Pasolini celebrato a Parigi. Medea e Mamma Roma

Celebrazione di un mito

20131030_190120In un’epoca di buio corrosivo come quella italiana, è confortevole ritrovare nella vetrina al neon di un negozio di abiti da uomo del centro città un enorme poster con l’immagine di Pasolini, icona di eleganza.

Ritrovare un connazionale.

Immagini di Pasolini con una camera in mano tappezzano i cartelloni pubblicitari della metro. Le locandine al neon che dominano l’ingresso dei principali cinema parigini propongono il viso di Pasolini tra le varie, liquide e innocenti nuove altre proposte. Ampi articoli dedicati al regista appaiono sulle principali pagine culturali, interi numeri di riviste ne narrano il percorso di vita, tra immagini biografiche e opere.

tetu_3328Celebrazione di un mito, atto perenne oltre le esequie.

Riconosciamo in molti la lucidità e la qualità con cui l’intellettuale italiano ha denunciato, rifiutato, tracciato tramite l’atto della critica intellettuale e artistica una decadenza inevitabile per il mondo a venire. Sentirsi italiani, in momenti come questo crea un certo benessere.

que-reste-t-il-de-pier-paolo-pasolini,M131128Decadenza dell’abbandono. Abbandono della cultura, cultura rurale e umanistica. Abbandono della solidarietà come senso di una comunità e della pratica del culto. Abbandono del rito come forma antropologica, quale affermazione, garanzia del destino tragico dell’uomo, del “troppo umano” sopravvivere alla morte.

L’avvento del progresso, dell’Iphone, la guerra economica condotta con sempre più acute armi invisibili, dei social network, della scuola digitalizzata, il liquidarsi sempre maggiore di librerie e luoghi della carta conservatrice di cultura, a favore del flusso indistinto di informazioni, pixel e decibel avvolti spesso da un preponderante costume di banalità.

Un movimento in cui la qualità, la ricerca e la cura della qualità lasciano il posto ad un’affannosa ricerca della maggior diffusione al maggior numero nel minor tempo possibile del Qualsiasi. Pasolini ha scritto e descritto ciò, tra gli altri, negli Scritti Corsari.

pasolini-pier-paoloNon si può fare un’esperienza “in comune”, collettiva degli scritti di Pasolini, ma si possono ritualmente vivere insieme i suoi film.

E’ quello che accade a Parigi in questo momento.

Una rassegna di film di Pasolini riproposti al cinema.

Mi è capitato di assistere alla proiezione di Medea e poco più tardi di Mamma Roma in un cinema di Parigi che propone sempre meraviglie per gli occhi.

Per chi ama il cinema, il miracolo della restaurazione di antiche perle della settima arte ha qualcosa di magico. Ritrovarsi come negli anni ‘60 e ‘70 di fronte al grande schermo, seduti su poltrone di velluto al buio per contemplare un capolavoro, dà i brividi. Un sottile piacere perfetto.

Fin dai titoli di testa che scorrono lenti, a caratteri paleolitici, con impressi nomi propri caduti in disuso, quasi caricaturali, fin dal momento in cui una colonna sonora dall’acustica antica, opaca ci introduce all’evento, fin dai primi istanti avvertiamo la qualità dell’esperienza che stiamo per compiere.

Avvertire le reazioni della contemporaneità, del pubblico di sala alle scene, all’estetica, alla musica, alla violenza e alla libertà dell’arte di Pasolini è eccitante: francesi e stranieri sbadigliano, sono immobili e attenti, si muovono, ridono, nessun sussulto.

Medea

Medea è il film che riprende il mito di Euripide.

Si apre su un discorso tortuoso che il centauro Nesso rivolge al giovanissimo Giasone. Un tramonto dai tratti eterni e le parole della bestia mitologica descrivono il rapporto tra l’umanità e il divino, l’armonia e la bellezza del tragico. Non c’è nessun dio, così termina la scena. Questo primo discorso è l’unico, uno dei rari dialoghi di tutto il film. Seguiranno azioni compiute, sequenze di atti conclusi e mai sfumati, se non dalle tecniche cinematografiche. La tragedia è azione e non riflessione.

Ampie sequenze descrivono i paesaggi desertici, distese di spazi arsi, aridi, regno della Colchide, attuale Georgia, vegetazione rara e animali ossuti, colori chiari, espressione di immobilità. Abiti sontuosi, colori violenti, tuniche drappeggianti, ampiezza delle vesti e ricchezza degli amuleti per la popolazione e la corte.

E’ il regno di Medea, donna altera e maga, sguardo posseduto e corpo seducente di barbara al servizio del divino. Medea appare nel suo risplendere autoritario. La sua terra è luogo di riti brutali, sventramenti e sacrifici. Sangue e fumi esalati dalle ceneri di resti umani offerti alla terra, agli dei.

Giasone-Giuseppe-GentileIn preghiera al tempio Medea intravede Giasone, se ne innamora. Per lui uccide il fratello, lo smembra, procurandogli il vello d’Oro, l’animale sacro, necessario a Giasone per riottenere il regno in mano allo zio.

Medea abbandona la sua terra per vivere con l’amato. Dopo dieci anni si ritrova insaziata. Strappata alle sue radici, è un vaso di un sapere non suo. La donna vive una catastrofe spirituale, Pasolini proietta immagini di una donna distante e irrequieta, rappresenta il suo disorientamento di donna antica in un mondo che non crede in nulla di ciò in cui lei ha sempre creduto. Lo sposo consuma le sue giornate danzando in compagnia di ragazzi. Non solo. Glauce, figlia di Creonte, è promessa in sposa a Giasone.

MFF21-12edea prevede di vendicarsi. La regina altera assume l’identità della barbara esperta di arti magiche, mossa dal sortilegio della gelosia e della rabbia. Un dolore solitario l’affligge, incapace di invocare gli dei della sua terra, ormai lontani. Appare una visione di vendetta in cui Glauce è vittima di un maleficio di Medea, visione che anticipa la disgrazia. La ragazza si suicida e il padre di seguito.

Medea decide di uccidere i figli e dare fuoco alla casa.

n3nejoLa Medea di Pasolini riesce a far scaturire la forza tragica dell’eroina euripidea. E di ogni donna di ogni tempo. Il volto apparentemente inespressivo della Callas diviene subito Icona.

La donna emerge come origine della complessità. Nel rapporto fra origini e avvenire, terra conosciuta e famigliare e terra inesplorata del matrimonio, tra potenza della donna individuo singolare e regina di sé e la donna madre e sposa, essere sociale.

L’uomo compie imprese, è un atleta, un re che detta legge, un danzatore, ma nel suo proseguire è rettilineo. La potenza di Medea, della donna Medea sotterra ogni tentativo di continuità maschile, ogni amenità virile. La saggezza, la consapevolezza della propria storia, il conflitto, la decisione, abitano la straniera Medea e modificano l’ambiente circostante in modo definitivo. Chi si pone domande, chi si lascia penetrare da una pluralità di sensi, chi si lascia abitare dalla complessità del vivere, dalla discontinuità di tempo e spazio è Medea. L’uccisione dei figli conferma, celebra come atto estremo l’impossibilità di adeguarsi al mondo dell’azione maschile semplificatrice del conflitto nella regolarità della norma, della forma, della legge razionale, rettilinea. E’ l’espressione della presa in carico della vita come dilemma tragico provato nella sua complessità dal crimine, testimonianza dello spazio d’azione umano.

Medea è esemplare di donna ancora attuale nel suo essere motore dell’azione, responsabile del movimento dell’ambiente, donna di potere nel suo non avere bisogno di dipendenza emotiva. Donna che decide della vita e come condottiera la porta lungo le orme del tragico, affermando la contraddizione.

In questo senso Mamma Roma non può essere pensato separatamente da Medea.

Mamma Roma

mamma_roma_de_pier_paolo_pasolini_1962_c_drMamma Roma è Il capolavoro di Pasolini, la grande opera. Estetica, sceneggiatura, conoscenza del soggetto e un’attrice altissima, ineguagliabile. E’ sufficiente un primo piano della Magnani per smerdare qualsiasi commentatore cinematografico, qualsiasi storico sapiente, qualsiasi spregiatore del sublime. Il bianco e nero rende eterni i differenti volti e sguardi che la Magnani assume generando diverse donne, diverse madri, diverse dee terrene.

Mamma Roma è la terra, la donna condottiera della vita. Comandante nella strenua lotta per la sopravvivenza. E’ “il desiderio di disperata vitalità” di cui parla Pasolini. La voglia di correre per l’avvenire. E’ la lotta dei sobborghi. Il destino fatale dell’eterna divisone sociale che la sopravvivenza impone. Mamma Roma è una prostituta di provincia non più giovane. Essa incarna, con la sua voglia di ritrovare il figlio perduto e di garantirgli un futuro, il Senso del vivere, e in particolare del vivere come lotta.

Mamma Roma è il ridere rumoroso dell’incoscienza nelle lunghe giornate di sole nella campagna rurale, è la disperazione di un pugnale nel petto per la morte del figlio. Il pianto per la disgrazia inevitabile che la vita racchiude da sempre come segreto. Segreto rivelato da sempre ai lottatori, i borgatari, la gente semplice di campagna.

mamma-roma-1962-06-gMamma Roma è il solco che l’esistenza produce nella quotidianità come incontro e opposizione agli altri, scontro con gli eventi incontrollati del divenire del mondo, scontro con la cattiveria del mondo. Scontro e incontro tra il mondo rurale e protetto della solidarietà e il mondo cittadino del progresso, della punizione e dell’individualismo.

Mamma Roma è l’uomo che chiede: “Di chi è la colpa?”

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One Response to Pasolini celebrato a Parigi. Medea e Mamma Roma

  1. L'homme de la rue says:

    Bon, mon problème c’est qu’ils ne passent plus Mamma Roma et que je pars demain. Medée, je l’ai déjà vu. Prestation extraterrestre de la Callas.

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