Esperienze sovversive: workshop internazionale con Toscani

Lessac si trova in Francia. Qui, a 70 km da Poitiers, sorge il Domaine de Boisbuchet, spazio dedicato a mostre e masterclass condotti ogni anno da noti architetti, designer e artisti. La tenuta, luogo accogliente e idilliaco, gestita tra gli altri da Vitra Design Museum e Centre Pompidou, è immersa nella campagna del sud-ovest francese. Oliviero Toscani è uno dei più grandi fotografi a livello internazionale. Il suo nome è associato ad alcune delle più note campagne pubblicitarie dei marchi più prestigiosi nel settore moda (Benetton, Chanel, No-lita, Esprit, Robe di Kappa, Prenatal, etc.). L’organizzazione del Domaine de Boisbuchet lo ha chiamato per coordinare un workshop di art direction: “To see, to watch, to imagine”. Il corso si è appena concluso. Parallelo a questo, nello stesso luogo, la Maestra mondiale del design Patricia Urquiola ha condotto il workshop “Semina”, titolo ripreso dalla rivista pop degli anni ’50-’60, un corso alla riscoperta del collage attraverso materiali rubati al contesto, ripresi dalla vita quotidiana.

IMG_1025Sono stata una dei nove allievi “massacrati” dal Maestro della fotografia. Corea, Giappone, USA, Spagna, Italia: tutti venuti dal Maestro per capire, sentire, imparare. Nessun fotografo professionista. Giunti al Domaine in autobus da Poitiers, d’improvviso la sua figura in mezzo alla campagna: occhialini rossi, self-made, pantaloni giallo acceso, e una giacca con inserti multicolor. Abbronzato e con l’aria di un cowboy toscano in congedo che si diverte ancora molto, portamento sicuro, è accompagnato dalla moglie, una donna alta bella, capello corto biondo e l’aria nordica: sembra che entrambi abbiano rotto i contatti con il tempo, appaiono più giovani. Una signora dai lineamenti indiani, una donna abituata a prendere decisioni occupandosi della tenuta, ci racconta in inglese il programma della settimana. Tra studenti parliamo tutti inglese, chi più chi meno. Diversi accenti da New York, California, Inghilterra, Australia e leggere storpiature da Corea, Giappone, Grecia, ma soprattutto da Spagna e Italia, con il nostro inglese da aeroporto e la nostra passione in valigia. Ci ritroviamo tutti in una sala contadina su un lunghissimo tavolo di legno e un aperitivo al formaggio, introdotti al nuovo modo di vivere della tenuta. La tenuta è uno spazio di campagna molto esteso in cui sorgono edifici di design e case rurali, da cui traspare un senso di armonia e libertà.
Per cinque giorni siamo stati stimolati, scossi dalle critiche, dai giudizi estremi e diretti di Toscani. Ogni mattina avevamo il compito di fotografare diversi soggetti: ritratti, ombre, animali, case di legno, persone in azione. I nostri lavori venivano proiettati a fine giornata e Toscani, attraverso un percorso di demolizione delle nostre certezze, ci ha condotti a riconsiderare cosa vuol dire pensare, progettare una fotografia. Aggettivi come “banale, superficiale, inutile, magnificamente complesso, alla ricerca del consenso” a commento del nostro lavoro, ci hanno mandati in crisi. Ogni particolare per noi scontato, si è frantumato. Abbiamo analizzato il nostro
lavoro con il Maestro cercando di capire dove avevamo deragliato o avevamo peccato di supponenza. Decidere dove posizionare delle candele, uniche fonti di luce, ad illuminare un volto, una maschera di gesso per fotografarla, è diventato un atto difficile, che richiede riflessione e un certo intuito, un senso dello spazio, immaginazione. L’ombra può essere un’opera d’arte. Per alcuni di noi, il nuovo sguardo verso le ombre, è stato una vera e propria epifania. Essere esortati alla semplicità dal Maestro, rispetto a qualcosa che credevamo più complicato come fotografare, è stato necessario. Per essere creativi non bisogna avere idee, bisogna agire, ha detto lui, e quindi saper giudicare, scegliere. Abbiamo riscattato più volte, ripensato, discusso. Vivendo a stretto contatto con Toscani, da colazione a cena, si nota il suo grande desiderio di raccontare di sé, della sua vita, del suo modo di vedere. Di lasciare tracce. I suoi discorsi sono spesso appuntati da motti estetici come “Fumare è fuori moda”, “Dire di essere creativi, dire di avere tante idee ma non sapere come esprimerle è da stupidi”, “No detail is more” etc. Durante la settimana Toscani ci ha mostrato i propri lavori, le fatiche di una vita: moda, critica politica, giornalismo, editoria. Con la sua arte ha toccato molteplici aspetti della vita, della storia. La condivisione di questo lavoro con gli allievi è stata utile: credo abbiamo intuito le infinite direzioni della fotografia, stimolati a fare di più, a tentare altro. Personalmente ho individuato i miei percorsi di “errore”, di “pregiudizio” aprendo la via a nuovi dubbi rispetto a come comunicare un’idea.
La tensione alla Sovversione che anima la vita e le opere di Toscani sono state uno stimolo a prenderci la responsabilità (questo il termine usato dal fotografo) dei nostri atti pubblici di comunicazione, per cambiare e scuotere la realtà, farla vibrare a ritmo della nostra immaginazione. Toscani è apparentemente burbero e offensivo, ma il suo modo di fare, a detta del team internazionale di allievi, ha sicuramente lasciato una traccia nel nostro percorso di ricerca. Ognuno di noi sembrava alla ricerca di risposte da dare al proprio percorso, al proprio lavoro e credo ne abbia trovate. Un’esperienza necessaria che ha modificato il nostro modo di guardare la realtà e la fotografia: una settimana con il Maestro con un gruppo di allievi internazionali in un contesto come la campagna francese, e in particolare il Domaine de Boisbuchet, è stata un’esperienza sovversiva.

 

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One Response to Esperienze sovversive: workshop internazionale con Toscani

  1. M2 says:

    Sì, decisamente scegliere per agire, anche prima di un’apparentemente banale foto, può e deve fare la differenza. Mi tremeranno le mani ogni volta che dovrò scattare 😉

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