Al Bari International Film Festival 2013 vince Bella Addormentata di Bellocchio. Le friselle si sono seccate.

Quando si parla di cinema italiano contemporaneo di qualità generalmente si parla di cinema che parla di noi italiani, del nostro modo di fare cinema, di per e su di noi. Così eccoci all’ennesimo riconoscimento della vacuità e mancanza di brio del cinema all’italiana. Premio Mario Monicelli per il  miglior regista: Marco Bellocchio per il suo film Bella addormentata. Gulp direbbero i fratelli Lumière, stanchi.

bella-addormentataIl modo di rapportarsi al cinema italiano di giornalisti, festival e cultori italiani spesso suscita in chi assiste e conosce il cinema estero quella sensazione di riso amaro originata dalla visione dell’assurdità-verosimile dei video di “Blob”. Non può essere vero, si pensa sovente, e invece sì.

Bella addormentata è un condensato dei difetti dei film italiani cosiddetti impegnati. Una serie di giovani attori inesperti e poco intensi che comunicano emozioni e sfumature dello spirito quanto le figure dei fumetti (Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Brenno Placido). Strategie narrative edulcorate e scontate come ad esempio il modo scelto per raccontare lo scontro e la differenza tra ricchi borghesi e modesti intellettuali, cattolici e non cattolici che si avvale di simboli e situazioni popolari di immediata decodificazione, già noti da cui emerge l’Italietta che mai opta per l’evocazione poetica e appena può urla ( si veda l’incontro della figlia del senatore del Popolo delle Libertà, Maria e anche “figlia di Maria”, con Roberto, contestatore laico barbuto a favore dell’eutanasia, è un dispiegamento di cliché che suscitano indifferenza). Le modalità di sviluppo del film sono contenute e mai sorprendenti per esempio attraverso il racconto prevedibile delle minoranze (come è il caso del fratello psicotico bipolare o la ragazza eroinomane). Servillo, ormai tradizionalmente osannato dall’intera critica per ogni sua interpretazione, nel ruolo di senatore rimane distante, non aderisce mai, è altrove, recita la maschera e mantiene la stessa espressione per l’intero film. Sembra che i ruoli del film vengano recitati al silenziatore.

La presenza di grandi attori semplicemente perfetti, che potrebbero reggere da soli l’intero film, quali Herlitzka e Huppert attribuisce le note più interessanti e attraenti al film, sebbene troppo fragili perché inermi di fronte all’intero apparato. Un’inquadratura del volto della Huppert ( come il suo sguardo immobile e dilaniato sulla tv che annuncia la morte di Eluana) o la recitazione intensa e sapiente perché piena di vita e di esperienza di Herlitzka coinvolgono lo spettatore e detronizzano ogni possibilità di considerare all’altezza qualsiasi altro aspetto del film.

Un’immagine che potrebbe raccontare da sola l’intero film: Rossa (Maya Sansa), la ragazza eroinomane ed erotica che ha deciso di suicidarsi accudita e protetta in ospedale in modo gratuito e amorevole dal dottor Pallido (Piergiorgio Bellocchio), verso la fine del film decide di buttarsi dalla finestra. Nel momento in cui cerca di lanciarsi il dottore la placca all’istante rivelandoci i particolari della sua carne avvolta dai seguenti indumenti intimi: delle mutandine molto sgambate, presumibilmente un tanga, e un reggiseno a balconcino entrambi neri e sexy. E’ possibile che una ragazza “allo sbando” che ha deciso di suicidarsi indossi indumenti da donna sessualmente attiva e desiderosa di attrarre attenzione maschile? Solo in un film italiano.

Per finire la scelta di diluire il conflitto nella rappresentazione prudente dei punti di vista di religiosi e non, di destra e sinistra, in una sorta di “ansia da par condicio”, come afferma Curzio Maltese su La Repubblica a proposito del film, esclude ogni necessaria tensione nel fluire delle storie e quindi ogni possibilità di creare novità, nuovo materiale, nuova complessità su cui riflettere.

Consigliamo uno splendido articolo in cui appaiono le ISTRUZIONI PER FARE UN FILM ITALIANO DI SUCCESSO molto divertente.

Le friselle nel frattempo si sono affogate.

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