Filosofi in fuga

Nelle attuali discussioni intorno ai giovani studenti si parla spesso di fuga dei cervelli, di ricercatori all’estero, di mancanza di fondi italiani per foraggiare le giovani menti brillanti.

galline_in_fuga_001Ma cosa si intende con queste espressioni? Nella stragrande maggioranza di dottorandi o studiosi nell’ambito di ricerche tecnico-scientifiche, nella fattispecie medici, biologi, chimici, fisici, matematici. Sembra che nelle discipline umanistiche tale fuga non sia contemplata, oppure si presenti come un fenomeno arginato e di marginale importanza. Studio filosofia da cinque anni, ne ho trascorsi soltanto due nel mio paese a Milano, e dopo qualche anno di lontananza posso confermare che ad aver abbandonato la nostra terra siamo una quantità inimmaginabile anche per quel che riguarda gli studi umanistici.

Tre anni fa sono partita con grande entusiasmo per studiare all’estero: mi candidai per un Erasmus in Francia, e mi capitò la cittadina di Clermont-Ferrand, dove restai nove mesi. Lì conclusi il mio terzo anno di università: i corsi erano eccellenti, la città ben servita, tutto era messo in atto al fine di accogliere gli studenti stranieri. Ho potuto studiare autori a me fino a quel momento sconosciuti del panorama internazionale della filosofia, della sociologia, dell’antropologia. Mi trovavo in una cittadina francese che seppur di minori dimensioni e importanza rispetto alla luminosa Parigi, conduceva con orgoglio le proprie “politiche sociali” e di accoglienza, sfruttando molto le risorse del territorio. Si registravano migliaia e migliaia di studenti stranieri ogni anno, che trovavano a loro disposizione delle abitazioni in residenze universitarie, agevolazioni, ma sopratutto la possibilità di ricevere dei soldi. Sì, ebbene sì, gli studenti in Francia possono ricevere dei soldi. Il CAF, la casse d’allocation familiale, mette a disposizione puntuali versamenti mensili ai giovani che stanno studiando e non producono reddito o non hanno grandi risorse. Io ricevevo 170 euro al mese. Ma non solo. Fui a conoscenza della possibilità di svolgere attività di assistente di italiano presso un liceo del posto. Il Conseil Régional d’Auvergne, il consiglio regionale, metteva a disposizione fondi per introdurre giovani studenti madrelingua nei licei e potenziare la pratica orale della lingua straniera. Fui presa e guadagnavo 400euro al mese, compiendo un’attività altrimenti impossibile in Italia. Ho sperimentato in prima persona ciò che riguarda l’insegnamento e il rapporto con gli allievi con energia ed entusiasmo. Non mi è sembrato vero poter insegnare così giovane, mi sono messa in gioco e ho provato grande soddisfazione nel vedere che gli allievi, di poco più giovani di me, si interessavano agli argomenti che gli proponevo (ho portato loro tra gli altri i testi di canzoni italiane da Gaber a Fabri Fibra, da De André agli 883), ho cercato di comunicare loro che l’Italia non è solo mafia e spaghetti come mi riferivano loro in modo spesso provocatorio.
Durante questo Erasmus ho approfondito la conoscenza della baguette, dei croissant caldi, il cinema scontato per i ragazzi inferiori ai 26 anni, film in VO versione originale, vasta e interessante programmazione cinematografica e teatrale, viaggi in treno a prezzi scontati per gli studenti ( il che corrispondeva a viaggi verso la Ville Lumière non appena possibile, incontri misteriosi con la città dei miei sogni), e naturalmente la cultura e la filosofia francesi. L’incontro e l’amicizia con ragazzi francesi della mia età, e altri ragazzi provenienti da Repubblica Ceca, Inghilterra, Germania mi dava l’impressione di possedere tutto il mondo. Ma non solo. Incontri con professori e culture orientali, conferenze internazionali, incontri franco-tedeschi per la pratica della lingua.
E’ in quel contesto che a metà percorso ho presentato domanda per partecipare ad un progetto finanziato dalla Comunità europea e sviluppato dall’università di Tolosa. Volevo lottare per continuare a studiare secondo le modalità scoperte in Francia ciò che mi appassiona di più, la filosofia, volevo scoprire nuovi punti di vista del sapere sul mondo.

Il progetto è Erasmus Mundus Europhilosophie, un progetto di studio per ragazzi con alti risultati e l’obiettivo di perseguire un dottorato di ricerca poi. Sono stata selezionata e per due anni ho svolto la mia laurea magistrale in tre università differenti, passando dalla Francia al Brasile, fino all’ultimo anno terminato in Germania: potevo permettermi tutto questo grazie ad una borsa di studio mensile. E’ stata una delle esperienze più interessanti che ricordo dalla nascita. Ho potuto a 22 anni spostarmi in Brasile per frequentare un semestre di filosofia. Un colpo grosso.
Naturalmente ho dovuto imparare a convivere con alcune difficoltà, prima fra tutte apprendere il tedesco da zero. Ma la necessità di conoscere il mondo culturale della Germania è stata più forte, essendo Nietzsche l’autore mio diletto e il senso principale delle mie continue inquietudini filosofiche. Così l’estate scorsa mi sono catapultata a Berlino per imparare il tedesco e trasferirmi in autunno a Wuppertal, città del nord industriale. Nel frattempo ho avuto la necessità di cercare dei lavori che sostenessero le spese che la borsa non copriva, così ne ho svolti alcuni. Il più spettacolare è stato l’ultimo svolto in Germania. Ho letto infatti un’annuncio in università in cui si cercavano madrelingua italiane per un progetto di ricerca. Ho mandato il mio curriculum e dopo un colloquio sono stata presa. Per tre mesi dovevo riportare ed effettuare interviste agli italiani immigrati recentemente e da generazioni in Germania. E’ stata un’esperienza emozionante che ha rafforzato in me la sensazione di sentirmi proveniente da una terra precisa.
Da settembre mi trovo in Italia. Ho avuto dei dubbi circa il fatto di continuare la mia formazione con un dottorato perché la passione per la pratica della scrittura mi condurrebbe a voler modificare la realtà a livelli più ampi rispetto a quelli solo accademici, cercando di descriverla e interpretarla da vicino, nel suo banale e innocente divenire quotidiano. Il giornalismo è quello che vorrei imparare a fare.
La mia passione per lo studio e il sacrificio mi ha dato grande forza e soddisfazione finora, ma poi…
Ho trovato un’Italia davvero spezzata, caotica e senza punti di riferimento attivi. C’è un senso del benessere decisamente inferiore da quando l’ho lasciata e un lamentarsi continuo: dai media assorbo messaggi che sono come una nenia monocorde in cui il declino (politico, economico, sociale, spirituale) è il tema preferito, alternato a improvvisi picchi di ottimismo schizofrenico in cui il termine crisi appare come coniato da qualche popolazione arcaica decisamente estinta. Per i giovani sembra non esserci tempo, prima bisogna occuparsi dei problemi legati alle grandi quantità di denaro, aziende, tasse e altro. Comprensibile.
Ho inviato il mio curriculum a molte aziende e giornali, ma la pratica della risposta automatica “CV pervenuto” è l’unica che ho ricevuto. Sono pronta a lavorare gratuitamente per imparare, lavorando la sera in qualche bar. Sperare che la conoscenza di inglese, francese, tedesco, la presunta capacità di pensiero analitica e di critica e l’impegno possano non finire come un’eco in una caverna è oggi vano.
Se bisogna allontanarsi dai confini territoriali per cercare di afferrare un tutto in qualche modo sintetico, avverto il mondo, il suo pulsare e mi rendo conto che rimanere di una certa idea risulta molto difficile, a volte mi sembra impossibile: leggo, ascolto, mi informo, scrivo e sento che il mondo sta cambiando in modo vorticoso e misuro ogni secondo la mia incapacità di inseguirlo o di riuscire a modificarlo.
La solitudine globalizzata, che trova nell’utilizzo di internet senza distanze critiche l’alleato migliore, il marketing di se stessi a livelli tecnologici, quasi chirurgici, mi spaventa: mi indigno in permanenza nell’osservare il modo in cui suore, malati di cancro, imprenditori, politici, criminali, filosofi lottano tutti per afferrare un po’ più di visibilità televisiva.
Sono pronta a smentite.
Ma per ora mi sembra vada così.

Apprezzo chi è riuscito a trovare un posto da qualche parte, anche con sgomitate assassine, è sicuramente qualcuno che ha modificato qualcosa. Tra una sgomitata e l’altra impegnamoci per portare un po’ di novità a questo paese.

Advertisements

About gracekant

Sempre alla ricerca della bellezza
This entry was posted in Critica all'attualità and tagged , , , , , , . Bookmark the permalink.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s